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Vertenza call center. Stato di agitazione ad Almaviva dopo i tagli annunciati ai volumi di traffico. Richiesta l’apertura di un tavolo ministeriale. I sindacati: “Si scongiuri la catastrofe sociale. Palermo non può permettersi di perdere posti di lavoro”.

almaviva

Stato di agitazione a partire da oggi dei lavoratori Almaviva Palermo e richiesta di apertura di un tavolo al Mise. In una lettera inviata al ministro per lo Sviluppo economico, Luigi Di Maio, al presidente della Regione, Nello Musumeci, al sindaco di Palermo Leoluca Orlando le organizzazioni sindacali territoriali di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc chiedono “un intervento immediato del governo per scongiurare una catastrofe sociale che riguarda più di 3mila famiglie e che, se non affrontata subito, diventerà irreversibile”.
E’ questa la reazione dei sindacati dopo l’annuncio di Almaviva Contact del ricorso ad ammortizzatori sociali fino al 60 per cento su tutte le commesse in seguito il taglio comunicato dai due principali committenti, WindTre e Tim, del 70 per cento dei volumi di traffico. Una contrazione che si tradurrebbe, secondo le stime dei sindacati, nel 45 per cento circa di esuberi, con oltre 1.200 i lavoratori a rischio.
I volumi di lavoro che WindTre e TIM stanno prospettando sul sito di Palermo, già da tempo ridotti, subiranno una contrazione dunque ancora più drastica nei mesi a venire e per di più con tariffe molto distanti da quelle stabilite dal decreto ministeriale n.123/2017 e dal recente accordo nazionale fra Asstel e organizzazioni sindacali. A ciò si aggiunge la totale incertezza sul futuro dei lavoratori impiegati sulla commessa Alitalia, in scadenza il 30 giugno.
“Appare evidente – scrivono Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc – che gli effetti di queste determinazioni mettono a rischio la tenuta occupazionale del sito di Palermo, vanificando del tutto le misure intraprese negli ultimi anni, con una percentuale di ammortizzatori sociali che sembrerebbe il preludio di una drastica ristrutturazione del sito”.
“Drammatica” e “inquietante” è inoltre per i sindacati delle telecomunicazioni la totale assenza di informazioni e di monitoraggio sui volumi di lavoro transitati in territori esteri nonché l’assegnazione delle attività in base ai contratti siglati con gli outsourcer. “In un settore investito da una forte crisi e caratterizzato dall’assenza di regole – si legge nella nota unitaria – le organizzazioni sindacali si trovano dunque a dover fronteggiare le continue emergenze legate al mancato rientro dei volumi di lavoro, che continuano a essere gestiti all’estero. I committenti, inoltre, possono in qualunque momento chiudere o dirottare le attività destinate ai loro fornitori, con conseguenze spesso drammatiche per i lavoratori”.
“Ora più che mai – aggiungono Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Tlc – occorre un intervento istituzionale a tutti i livelli, per rendere concreti gli interventi strutturali che il settore necessita, indispensabili per non fare morire un comparto già al collasso, e per la tutela immediata di posti di lavoro che Palermo, la Sicilia e tutto il Mezzogiorno non possono permettersi di perdere”. “Le attese nei confronti di questo governo, che punta l’attenzione sulla tutela del reddito e sulla tutela del lavoro del Paese, devono trovare la loro concretizzazione nell’immediato, proprio nel Sud Italia, ‘core business’ di questo settore, che conta 80 mila addetti sul tutto il territorio nazionale, quasi 20 mila dei quali in Sicilia”.
Le organizzazioni sindacali chiedono l’impegno di tutti i gruppi parlamentari siciliani sulla vertenza. Nei prossimi giorni sarà indetta una conferenza stampa e sarà avviato un percorso di assemblee, in vista di una possibile mobilitazione di categoria.