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CCIAA. Messina (Ugl Sicilia), per sostenere competitività imprese occorre salvaguardare enti camerali e dipendenti

IMG_3204La Sicilia è sempre più penalizzata dalle scelte politiche del governo nazionale che ne mortificano il territorio come nel caso della riforma della pubblica amministrazione e nello specifico il Decreto legislativo n.219 del 25 novembre 2016, di attuazione della delega di cui all’articolo 10 della legge 7 agosto 2015, n. 124, per il riordino delle funzioni e del finanziamento delle Camere di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, che ha mortificato le CCIAA siciliane, mettendole in ginocchio.

A lanciare l’allarme è l’UGL Sicilia che nei giorni scorsi ha riunito a Palermo i quadri dirigenti sindacali alla presenza del Segretario Generale, Paolo Capone, del Vice Segretario Generale, Claudio Durigon e del Segretario Confederale responsabilie delle politiche per il Mezzogiorno, Giovanni Condorelli.

“Il Sindacato  – dichiara Giuseppe Messina, Segretario Reggente dell’Ugl in Sicilia – ha discusso sull’urgenza di individuare soluzioni immediate alla questione concernente il sistema delle pensioni dei dipendenti delle Camere di Commercio siciliane, che determina un elevato appesantimento sulla voce del personale nei bilanci degli enti camerali, sia per quanto riguarda gli stipendi che le pensioni, creando un gap di competitività rispetto al sistema camerale italiano”.

Dal confronto è emerso che la disponibilità di liquidità di cassa per quanto riguarda, per esempio, la Camera di Commercio di Palermo/Enna, è data al massimo sino al primo trimestre del 2018, dopodiché sarà probabile che non saranno garantiti più gli stipendi e le pensioni, che in Sicilia rispetto al resto d’Italia sono pagati con i fondi delle stesse CCIAA, a costo zero per lo Stato e la Regione.

L’UGL,  chiede al prossimo Governo regionale che si insedierà nelle prossime settimane di intervenire prontamente per individuare una possibile soluzione che salvaguardi questi enti strategici per lo sviluppo economico e per il tessuto imprenditoriale locale, usciti con le ossa rotte a seguito della riforma, voluta dall’esecutivo Crocetta, miope e autoreferenziale.