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Banca Nazionale del Lavoro. La denuncia dell’UGL Credito tra utili dichiarati e cessione di lavoratori, multinazionale ad una certa maniera

bnl-1La Banca Nazionale del Lavoro sembrerebbe che con il lavoro vero e proprio malgrado lo abbia nel corpo della propria denominazione non ci voglia più avere a che fare, i sindacati sono sul piede di guerra e manifestano la loro disapprovazione verso il nuovo Piano Industriale 2022-2025.

Dal Coordinamento Nazionale Bnl dell’UGL Credito giunge un pesante documento di denuncia contro il comportamento di BNL Gruppo BNP PARIBAS nella gestione della procedura per il Piano Industriale 2022-2025.

“Non finisce di stupire e nello stesso tempo di suscitare sconcerto nei lavoratori e nel comparto di riferimento  – comunica il  Coordinamento Nazionale Bnl dell’UGL Credito – lo scorso 29 ottobre su MF Milano Finanza è stata pubblicata ed enfatizzata la notizia secondo cui il Gruppo Bnp Paribas ha chiuso il terzo trimestre 2021 con un incremento del 32% dell’utile netto, pari a 2,5 miliardi di euro, e del 4,7% del fatturato (11,4 miliardi). Nel contempo i conti di Bnl si confermano stabili con i ricavi pari a 667 milioni di euro ed un utile ante imposte pari ad euro 80 milioni. A Parigi il titolo del Gruppo si conferma in aumento.

Se da un lato non possiamo che compiacerci del buon momento attraversato dai conti del Gruppo, alla cui produzione riteniamo che abbiano fortemente e prevalentemente contribuito il lavoro e la professionalità dei lavoratori tutti, non possiamo che rilevare e sottolineare il comportamento al contrario del tutto schizofrenico assunto dalla Banca verso i lavoratori, direttamente interessati e non, al noto progetto di scorporo e cessione di oltre 900 colleghi contenuto nel piano industriale”.

“I conti aziendali –  spiega in un documento l’UGL Credito – vanno oggettivamente bene ed invece di porre in essere misure che contribuiscano ad assestare ulteriormente i risultati aziendali, si preferisce ancora una volta agire sulla sola leva del costo del lavoro attraverso l’espulsione di lavoratori dal perimetro aziendale.

Quegli stessi lavoratori, peraltro, ai quali la Banca a partire dal piano industriale del 2016 ha chiesto sacrifici considerati necessari ed indifferibili per la salvaguardia dei conti aziendali impegnandosi in caso di successo delle manovre prospettate a ritornare sui lavoratori stessi parte degli utili eventualmente prodotti…

La Bnl ha chiesto ed ottenuto dai lavoratori sacrifici e rinunce anche dolorose (vedi annullamento di fatto del Vap, eliminazione degli automatismi di carriera e contrazione delle premialità) ed in cambio oggi decide la liquidazione di attività e l’uscita del 10% dei dipendenti dal perimetro aziendale”.

“Una strategia – rimarca l’UGL Credito –  che sta producendo il solo effetto di demotivare ulteriormente chi resta in prima linea per garantire il conseguimento dei risultati attesi nel prossimo quadriennio, esposto alla minaccia concreta di ulteriori operazioni di taglio indiscriminato. La banca ripaga i suoi lavoratori promettendogli nella sostanza ancora più incertezza sulle prospettive e sul mantenimento stesso del posto di lavoro.

Una strategia di cui evidenziamo peraltro un altro aspetto del tutto deteriore e che getta un’ombra su un comportamento quantomeno singolare nella logica di una multinazionale.

Il caso Axepta/Wordline ma ancora prima la vicenda Pellegrini/Elior hanno infatti contribuito a delineare meglio una strategia del Gruppo che dichiara a gran voce la sua vocazione multinazionale ma che cede i suoi gioielli di famiglia o garantisce posizioni sul mercato a società prima non presenti sul mercato nazionale ma, guarda caso, spesso di proprietà francese.

“Questa sembra essere dunque la direttrice di marcia del colosso francese nel nostro paese, passata in pochi anni dalla vendita/svendita di larga parte del patrimonio immobiliare di Bnl alla cessione di attività redditizie e soprattutto di capitale umano – conclude il documento diramato dal  Coordinamento Nazionale Bnl dell’UGL Credito  – il mercato italiano non più inteso come «secondo mercato domestico» ma piuttosto come spazio ideale per fare cassa a favore del Gruppo e come terreno privilegiato per garantire ingresso e posizionamento strategico in Italia per aziende sorelle, alla faccia della vocazione multinazionale”.