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BANCHE, PERETTI: “PRESSIONI COMMERCIALI, UNA VERGOGNA A CUI DIRE BASTA”

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Intervista al segretario generale dell’Ugl Credito Piero Peretti. Siglato  il Ccnl per i dirigenti del Credito.

In data 20 giugno,  le sigle sindacali hanno incontrato l’Abi a Palazzo Alfieri. Di cosa avete discusso?

Per la prima volta l’Ugl ha siglato il Ccnl per i dirigenti del Credito. Si tratta di un risultato importante, ma l’altro grande traguardo che ci siamo posti, congiuntamente con le altre sigle, è quello di dar battaglia a un fenomeno vergognoso che deve finire: quello delle pressioni commerciali. Basti pensare ad Antonio Bedin, il pensionato  che si è tolto la vita per aver perso centinaia di migliaia di euro di risparmi nel crac della Banca Popolare di Vicenza, per capire che va fatto di tutto per impedire ulteriori tragedie e per regolamentare comportamenti poco trasparenti degli istituti bancari nei confronti dell’utenza, a cui talvolta viene venduta “spazzatura”.

Cosa avete richiesto specificamente?

Finora sul tema della pressione commerciale sono stati siglati protocolli d’intesa e dichiarazioni di intenti: si tratta di buone intenzioni, ma non basta. Il fenomeno va assolutamente arginato con iniziative condivise che portino a risultati effettivi: per raggiungere questo obiettivo servono regole precise e soprattutto meccanismi sanzionatori per chi le evade.  Entro la fine di luglio si terrà un ulteriore incontro con Abi sulla questione, che va risolta tempestivamente.

Tuttavia, la pressione commerciale non è la vostra unica preoccupazione…

Da ormai troppo tempo si rincorrono voci sulla possibilità di licenziamenti nel settore. Sia Renzi che Padoan, sia il governatore Visco che il Presidente del Fondo Atlante Penati, fanno riferimento a un presunto numero in eccesso di dipendenti nel settore. Da sempre il comparto del credito è riuscito, tramite best practice come il fondo esuberi, a scongiurare i licenziamenti collettivi “classici” accompagnando i lavoratori con percorsi alternativi. Non permetteremo in alcun modo che questa tradizione virtuosa si interrompa. Il nostro timore principale naturalmente riguarda la situazione delle banche “decotte” e in crisi: sarà nostra cura fare in modo che non siano i dipendenti di questi Istituti a dover pagare il prezzo di scelte e strategie sbagliate che il più delle volte provengono dall’alto.