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Giornata internazionale dei Diritti delle Donne. Dimartino (Ugl): Presentazione importante lavoro

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La Responsabile provinciale dell’Ufficio Welfare e Pari opportunità di UGL Ragusa, Gianna Dimartino,  in coincidenza dell’8 Marzo, Giornata internazionale dei Diritti delle Donne, presenterà  in videoconferenza  al Gruppo Donne dell’Ufficio, ai Dirigenti sindacali provinciali e agli iscritti,  i risultati del Rapporto UGL , un importante lavoro svolto dall’Ufficio nazionale UGL WELFARE  e P.O. di cui lei stessa è componente, e dall’Osservatorio Nazionale Antimolestie.

Seguiranno poi altri incontri on-line con alcune Istituzioni locali, Associazioni e Gruppi di interesse, per diffondere capillarmente questo interessante Rapporto UGL ,frutto di mesi di indagine conoscitiva attraverso la somministrazione di un questionario strutturato, che ha fatto emergere tutte le conseguenze negative che il lockdown ha provocato sul lavoro femminile, sulla Conciliazione dei tempi e  sull’aumento delle discriminazioni e violenze.  La pandemia ha costretto migliaia di lavoratrici a misurarsi con lo stravolgimento della quotidianità familiare e dell’organizzazione del proprio lavoro:la cura dei figli, dei genitori anziani, delle persone disabili si è accentuata ricadendo per la maggior parte sulle donne che hanno dovuto rinunciare al lavoro e a se stesse per colmare i vuoti e le urgenze dovute all’emergenza Covid. Le misure restrittive e la diversa organizzazione del lavoro imposta dalla pandemia ha avuto ripercussioni pesanti sul mercato del lavoro, in particolare per le donne e i giovani. Dal preoccupante dato fornito dall’ultimo report dell’Istat sul lavoro  è emerso che a dicembre 2020 il prezzo alto che hanno pagato le donne durante la pandemia è stato di 101 mila occupati in meno di cui 99 mila sono donne.
Da un’ulteriore ricerca della Dimartino, in Sicilia la disoccupazione femminile si attesta al 24,9%,quella complessiva al 20%, e  quella giovanile al 52,9%; i NEET sono  addirittura al  48,7% ,il piu’ alto d’Italia così come l’indice di disoccupazione di lunga durata (65,4%) che evidenzia un funzionamento distorto dei meccanismi d’incontro fra domanda e offerta di lavoro e  fra cambio generazionale. L’occupazione complessiva  rileva un dato del 34,9% , mentre quella femminile, già ai minimi europei, si è ridotta nei primi sei mesi del 2020 di quasi mezzo milione di unità scendendo al 25,3%. Contrariamente alla precedente crisi (prevalentemente «industriale»),gli effetti occupazionali del lockdown si sono abbattuti principalmente  sulle donne occupate  con contratti precari. Nell’Isola si sono persi migliaia posti di lavoro rispetto all’anno precedente. con decrescita dei settori produttivi più importanti, come quello manifatturiero, artigiano e delle costruzioni, ma anche nel settore dei servizi ,turismo e commercio.
Il presente Rapporto UGL  evidenzia come nel periodo antecedente la pandemia più del 90% del campione di donne intervistate si recava quotidianamente sul luogo di lavoro, mentre  a causa della pandemia  quasi il 50% delle donne ha cambiato orario di lavoro. Dai risultati emerge che le misure di Conciliazione vita familiare/lavoro, nel 51% dei casi sono presenti e applicate, mentre per il 15% delle intervistate non sono previste e per il 10% pur essendo prevista non vengono applicate. Questo conferma che la flessibilità di orario è stata recepita solo in parte dalla Contrattazione collettiva e dagli Accordi di secondo livello.
Il part-time rimane una misura adottata nelle varie aziende (44,4%) con una buona percentuale di fruizione (31,5%) da parte delle donne.
Anche l’istituzione della Banca ore è presente nel 33,5% dei casi. Per il più recente istituto della Cessione solidale dei permessi è stato recepito dal 26,2% delle aziende/ amministrazioni mentre non è ancora presente nel 31,9% delle realtà prese in esame. In merito alle misure relative alla genitorialità abbiamo la presenza di misure come l’estensione del congedo parentale e/o di paternità, ma risultano meno presenti i nidi aziendali o i buoni baby- sitting.  Parimenti risulta poco presente l’adozione di misure di aiuto alle lavoratrici madri che rientrano dalla maternità attraverso la formazione e la riqualificazione delle competenze, pur essendo la maggioranza del campione impiegato in grandi aziende e nella Pubblica Amministrazione.
In merito  alla percezione sull’adozione di misure di flessibilità nell’organizzazione del lavoro, la stragrande maggioranza delle intervistate (82%) ha indicato maggior benessere familiare e la maggior parte (tra il 50% e il 70%) positivi vantaggi di salute, ovvero meno stress percepito e maggiore produttività dovuta a condizioni di lavoro favorevoli.
L’83% delle donne intervistate dichiara che nelle proprie aree produttive siano presenti sia organismi di pari opportunità, ma 135 persone non rispondono alla domanda se detti organismi abbiano un ruolo di supporto alle lavoratrici. In merito all’efficacia della loro azione: dalle risposte emerge un 13,9% di netta soddisfazione ed un 27,8% di buon apprezzamento per un totale di 41,7% a fronte di un livello d’insoddisfazione pari al 58,3 %.
La nuova organizzazione del lavoro ha comportato un minor stress negli spostamenti (75,8%), maggiore produttività (69,3%) a discapito del rapporto con i colleghi che sembra peggiorato per il 56,4% dei soggetti. Così come è stato indicato un maggior carico di lavoro per circa il 65,7%. Alla domanda aperta che misura la percezione del disagio lavorativo, il 59,7% ha risposto in modo affermativo contro il 40,3%. Tra le cause individuate dal punto di vista personale segnaliamo il mancato riconoscimento del lavoro svolto, situazione di precarietà e bassa retribuzione. Dal questionario emerge purtroppo che la parità tra uomini e donne è ancora lontana e gli Organismi di parità nello smart -working hanno maggiore difficoltà ad espletare le proprie funzioni
Sono state rilevate alcune criticità soprattutto in merito alla penalizzazione della carriera e per quanto riguarda i carichi di lavoro saltuari e non strutturati. Il connubio tra una maggiore produttività ed un benessere, anche se in questo senso inteso come complessivo dell’unità familiare, inclusa evidentemente anche la gestione della vita privata, è un nodo da cui costruire un sistema migliore. Altro dato da valutare è che, addirittura 122 persone hanno indicato come molto positivi i “vantaggi di salute”, ovvero meno stress percepito. Questo evidenzia che possibilità di vedere organizzata la propria attività lavorativa in maniera più flessibile, comprensiva anche di strumenti di lavoro da remoto, abbatte lo stress in termini psicofisici, anche semplicemente perché riduce  il pendolarismo lavorativo fisso.
Gianna Dimartino così interviene:” Dall’analisi di questo Rapporto possiamo capire quali sono le nuove traiettorie da seguire sul piano del lavoro, specie quello femminile, sul piano sociale e del Welfare. Infatti le prospettive del lavoro basate su fabbisogni diversi delle lavoratrici, dei lavoratori e delle famiglie, la tutela della loro salute e del benessere lavorativo dovranno essere punti centrali del nostro impegno sindacale e del prossimo confronto tra Istituzioni e Parti sociali, puntando sul Welfare quale strumento di rilancio dell’economia, attenzionando diritti di lavoratori/trici, attivando relazioni positive tra welfare aziendale e redditività di business, creando solidità per l’economia, per i territori e quindi per il Paese. –“
Le aree più mature del Welfare Aziendale oggi sono: sicurezza, prevenzione, conciliazione, sostegno ai genitori, mentre sono ancora indietro i servizi di assistenza, inclusione sociale, servizi di cura, sostegno all’istruzione figli/familiari, welfare di comunità.
Nei luoghi di lavoro le modalità semplificate per l’attivazione dello smart working e della flessibilità oraria hanno comportato la cessazione della vigenza delle misure di salvaguardia precedentemente adottate. Ciò ha generato un approccio “necessariamente” improvvisato nella gestione del tempo e dello spazio di lavoro che ha aperto smagliature attraverso le quali si annidano insidie per i lavoratori e le lavoratrici. Sulla base dei dati raccolti, a fronte di alcune esperienze positive sull’adozione dello smart working segnalate nelle risposte aperte , il quadro del disagio percepito fornisce un’immagine di lavoro femminile durante la pandemia di disorganizzazione, mancanza di condivisione e di supporto che si riflette a livello personale con il mancato riconoscimento del lavoro svolto in molte situazioni, di precarietà e bassa retribuzione.

La tutela dei sindacati nelle aziende e nella P.A. è stata vigile ma ha dovuto cedere il passo alla emergenza sanitaria e ad un’organizzazione del lavoro non sufficientemente partecipata.